L'Atari nostalgica di Wired Italia

di Andrea Pachetti

(fonte: Atari Age)
Mi è stato segnalato di recente un pezzo (scritto da Matteo Bordone) sul numero di Wired Italia attualmente in edicola, il 65. Tale articolo, presente alle pagine 124-125, fa parte di una serie chiamata «In soffitta», nella quale immagino (dato che è il primo che leggo) si vada alla riscoperta della tecnologia del passato, con un tono tra il nostalgico e lo stupito.

In questa sede mi propongo di analizzare alcuni dei limiti e delle imprecisioni presenti nel succitato articolo, non tanto per odio o scherno verso la stampa generalista o questa rivista in particolare, quanto per fare il punto su una serie di errori che vengono compiuti di solito, in relazione alla storia della Atari. Già in occasione del «fallimento» dell'Atari era uscito sul sito di Wired un articolo piuttosto superficiale[1], e ritengo che ci dovrebbe essere maggiore controllo nel reperimento delle informazioni e delle fonti quando si scrive per il grande pubblico. Una maggiore responsabilità da parte di chi lavora nel settore (o pretende di farlo) sarebbe auspicabile, poiché il propagarsi di fatti errati è sempre nocivo per la qualità dell'informazione.

Come ho già espresso in altre sedi, non ci vedo niente di male a scrivere un testo di impostazione nostalgica, letteraria o di opinione, anche se riguarda la tecnologia obsoleta: va bene se ci si limita a descrivere il ricordo o il folklore legato a una certa macchina; non va bene se si pretende di inserire anche fatti, cifre e nomi sbagliati, senza documentarsi abbastanza.

1. L'Atari di Bushnell

Una delle frasi che mi ha colpito è la seguente: «Alan (sic) Bushnell, il papà di Atari, sta ai videogiochi più o meno come Bach alla musica occidentale: un po' delle cose che sono state fatte da lui e dai suoi negli anni Settanta sono diventate il pilastro su cui si è costruita tutta quella tradizione che porta sia a Watch_Dogs sia a Farmville

Negli anni, le buone capacità oratorie di Bushnell hanno reso l'Atari una sua creatura personale: senza voler togliere niente alla capacità imprenditoriale di questo personaggio, l'originale Atari Inc. (prima ancora Syzygy) è stata fondata da due persone, Bushnell e Ted Dabney. A questi si aggiunse presto Al Alcorn, il vero e proprio progettista di Pong, mentre il VCS fu progettato dalla Cyan Engineering.

Bushnell cedette Atari alla Warner nel 1976 proprio per la necessità di fondi per terminare lo sviluppo dell'Atari VCS (allora «Stella») e poi procedere alla sua costruzione e commercializzazione. Lasciò la società alla fine del 1978, ed effettivamente solo nel 1980 (con la versione casalinga di Space Invaders) il VCS divenne l'enorme successo che tutti oggi ricordano.

Probabilmente Bushnell è stato reso un'icona, tanto quanto Steve Jobs per Apple (dimenticando del tutto l'apporto di Wozniak) oppure di Stan Lee per la Marvel, obliando la memoria di grandi autori come Jack Kirby. Più propriamente, l'Atari che tutti ricordano in realtà è l'Atari della Warner, o meglio ancora l'Atari del tanto vituperato Ray Kassar.

2. Joypad, Joystick, Paddle

(fonte: Wired)

Nel sottotitolo si nota un: «Se riprendi in mano i paddle dell'Atari 2600» e poi in seguito un: «I joypad hanno parti in ferro». L'immagine presente nell'articolo ricorda il joystick Proline che accompagnava l'Atari 7800 americano (in Europa erano acclusi invece 2 joypad) e certe versioni dell'Atari 2600 Jr. Non capisco perché evitare di chiamare le cose con il loro nome: se si vuole evitare l'obsoleto termine joystick, perché usare l'ancora più esoterico (ed errato) paddle?

Inoltre: se si voleva porre l'accento sul valore iconico e nostalgico dell'Atari VCS, perché presentarne la versione Jr., che è sconosciuta ai più, e non mostrare l'originale a sei levette, quello più o meno ricordato da tutti i vecchi giocatori?

3. Il videogame crash del 1983

«Il risultato sono giochi semplici e perfetti, che vendettero mostruosamente e si schiantarono nella grande crisi dei videogiochi del 1983.» Introdurre il crash americano del 1983 in un discorso così superficiale mi sembra davvero fuori luogo, soprattutto per il pubblico italiano che, generalmente, non sa di cosa si stia parlando. In Italia non c'è stata nessuna crisi del genere se non, di riflesso, dovuta alle aziende americane che chiudevano e alla conseguente mancanza di esportazioni. A ciò aggiungo che una delle cause del crash fu proprio la scarsa qualità e il gran numero dei giochi prodotti in quel periodo, che andarono a saturare del tutto il mercato. Mitizzare troppo le produzioni di quell'epoca risulta solo controproducente, dato che in media erano tutto tranne che perfette.

4. Defender II

(fonte: Wired)
«(...)vede una navicella in un livello orizzontale dove astronavi malvage (sic) attentano alla vita di omarini immobili per terra. Quando le astronavi rapiscono gli omarini, vanno abbattute il prima possibile. Fine della questione. È un mondo semplice, chiaro (...)»

Potrà sembrare semplice adesso, ma in realtà l'originale Defender fu rivoluzionario proprio per la sua difficoltà, per il gran numero di controlli, per il radar e per la freneticità dell'azione. Defender era all'epoca il paradigma di gioco «difficile», contrapposto al Pac-Man per tutti.

A questo aggiungo che la copertina pubblicata su Wired (e probabilmente reperita su Giantbomb) è impropria: non escludo si tratti di un falso, dato che il barcode sul retro (07700002676) è quello di Centipede. In ogni caso la copertina a cui ci si doveva riferire (red label) è questa, mentre in precedenza il gioco era uscito come Stargate.

5. Il prezzo

(fonte: Radiocorriere TV)
«Atari 2600 (1977) costava circa 230.000 Lire, 440 Euro di oggi». Mi piacerebbe davvero sapere la fonte di questo dato, dato che io non ho nessun riferimento preciso a riguardo; temo si tratti di questo articolo di Leganerd, dove si afferma che: «Nel 1980 mio padre comperò la prima console per videogiochi che io abbia mai visto, l’Atari 2600, costava circa 230.000 lire, una console ad 8bit che supportava solo 9 giochi (tra cui il celeberrimo pong).»

Mi permetto di dubitare della validità della cifra poiché l'Atari VCS, quando arrivò in Italia alla fine del 1980, aveva a disposizione già alcune decine di giochi. I nove giochi sono quelli del lancio americano, nel 1977. Effettivamente vi era una versione di Pong, che però era chiamata Video Olympics.

Riferendoci al listino prezzi pubblicato da Video Giochi alla fine del 1982, l'Atari VCS (importato dalla Melchioni) costava 385.000 lire, l'Intellivision della Mattel 399.000 lire, il Videopac della Philips 260.000 lire, l'Hanimex 275.000 lire, allora importato dalla GBC, poi rimarchiato in anni seguenti dalla GIG come Leonardo. Trovo dunque assai improbabile che nel giro di due anni l'Atari avesse avuto una tale flessione di prezzo, arrivando a costare nel 1980 meno degli economici Videopac e Hanimex.

Non ho capito, infine, come sia stato calcolata la rivalutazione Lira/Euro: secondo l'Istat, 230.000 lire del dicembre 1980 sono pari a circa 518 euro del luglio 2014. Le 385.000 lire del dicembre 1982, tanto per usare una cifra in mio possesso, sono circa 635 euro attuali.

(fonte: retro-gaming.it )

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[1] L'articolo in questione era «Il fallimento di Atari», pubblicato il 23 gennaio 2013. Il giornalista, dopo aver fatto intendere per gran parte del testo che la vecchia Atari era fallita, concludeva invece con un: «Atari Inc., compagnia originale, fu scorporata nel 1984, e la sua divisione dedicata ai videogiochi, che deteneva i diritti sui titoli e sul marchio, fu rinominata Atari Games Inc. Dopo alti e bassi, tra cui il flop dell’Atari Lynx, la società subì una fusione con JT Storage negli anni 90, per poi essere acquistata nel 2001 da Hasbro». Non esiste nessuna Atari Games Inc. Lo scorporo del 1984 avvenne tra Atari Corp. (di Jack Tramiel) e Atari Games Corp. (la vecchia divisione coin-op). La fusione con JTS fu effettuata da Atari Corp. Atari Games Corp. entrò nel gruppo di Williams e Midway, per poi essere chiusa nel 2003.

12 commenti:

  1. Se può servire come riferimento, questo è il box di un Atari 2600, edizione con Space Invaders incluso, di Natale 1981: 299.000 Lire.

    https://www.flickr.com/photos/retrocomputers/7045198307/

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    1. È davvero molto utile, grazie. Tanto per capire, il riferimento molto preciso al Natale 1981 è dovuto a un acquisto fatto all'epoca?

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    2. Nel giugno 1980 l'Atari e` arrivato anche ad Asti, in un negozio di elettronica del centro. Era in vetrina a far bella mostra di se` con la cassetta di... SPACE INVADERS. Non credevamo ai nostri occhi. C'era una console da casa che era "programmabile" (= si potevano cambiare i giochi) e che sarebbe stata in grado di farci giocare a Space Invaders! Io avevo quasi 17 anni e avevo finito il terzo anno del liceo classico. A casa dal Natale precedente avevo un Videopac Philips, che sembrava ben piu` primitivo di questo Atari. Dopo qualche giorno un mio (danaroso) compagno di classe e` riuscito a convincere i suoi a farselo comprare come regalo di promozione. L'ho accompagnato io. La console costava 385mila lire. Con la cassetta di Space Invaders e` arrivato a spendere circa 440mila lire. Confermo quindi che il prezzo originale dell'Atari VCS importato da Melchioni era 385mila lire.
      All'epoca, ricordo, notavo che il prezziario Atari pubblicato su Videogiochi era basato sul prezziario originale Melchioni dell'80. Dall'81 mi pare che l'Atari fosse disponibile anche a prezzi piu` bassi e con offerte in bundle.

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    3. Grazie del prezioso contributo, Simone e soprattutto per il chiarimento sul prezziario di Video Giochi, presso il quale il passaggio dalle 385 alle 299mila avvenne solamente nell'estate del 1983. Possiamo quindi comunque dare per assodato il prezzo originale Melchioni, ben lontano dalle 230mila che abbiamo letto.

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  2. un articolo fantastico! grazie davvero :)

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    1. Grazie a te per averlo letto e per il commento.

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  3. Eh si... Un articolo (questo) che lascia poco spazio di difesa a Matteo Bordone.

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    1. Ti ringrazio. Ne approfitto anche per sottolineare il fatto che tutto questo non voleva comunque essere un atto di "accusa", quanto l'occasione per parlare di certi temi in maniera approfondita. Questioni come il prezzo iniziale delle varie console potrebbero non sembrare particolarmente importanti, in realtà dal mio punto di vista sono dati fondamentali per l'analisi di quel periodo storico e devono essere controllati e forniti con cognizione di causa.

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  4. Ottimo e doveroso approfondimento Andrea :)

    Troppo spesso articoli di questo tipo passano inosservati...con il solo risultato di fornire informazioni errate ai lettori.

    Grazie!

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    1. Certamente un semplice blog non può avere la visibilità di una rivista, ma... Si fa quello che si può :) Grazie della lettura, Robert.

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  5. Marco Marabelli4 ottobre 2014 09:30

    Stefano, ti posso assicurare che quella foto NON PUO' essere dell'81 !

    La “2600 Vader” fu introdotta sul mercato americano nella seconda metà del 1982, qualche mese dopo, quindi, dell’inizio della comercializzazione del 5200, avvenuta nell’estate dello stesso anno.
    Qui in Italia, invece, non se ne vedevano ancora nemmeno nel Natale dell’82, quando, dopo almeno 3 anni di agognata attesa, finalmente mi regalarono la mia VCS “Light Sixer” ( più comunemente chiamata “woody a sei levette” ) , pagata ben 480mila Lire con 2 giochi “extra” ( Defender e Space Invaders ) da me scelti in precedenza, oltre a quello già incluso nella confezione della console ( Combat ) !
    Tali giochi non erano “in bundle”, ma facevano comunque parte di una sorta di “promozione natalizia”, perché il prezzo della console era 385mila Lire…
    SI’ ! … ANCORA 385mila ! Come già accennatro nell’articolo dal nostro “decano” Simone Bregni, il costo era quello anche nell’80 e la deduzione logica era che il prodotto “tirava” talmente bene che il prezzo, nonostante fossero già passati due anni, non si era abbassato nemmeno di una Lira ( ma dal ’78 all’82 era invece RADDOPPIATO lo stipendio medio di un lavoratore italiano ! Pensate ! … in soli quattro anni, il doppio dello stipendio !!! ) ! In pratica, se non “aderivi” alle promozioni “da negozio” ( credo, poi, che ogni negoziante avesse avuto l’opportunità di effettuare una promozione “personale” ) che ti consentivano di avere, che ne sò, “2 cartucce al prezzo di 1”, dovevi sganciare COMUNQUE ed IN OGNI CASO ‘ste 385 carte per pigliarti il VCS con dentro Combat ( ma ricordo che ce n’erano “in giro” anche con “Pac-Man”… :o ).

    All’epoca io non sapevo nulla a riguardo delle differenze estetiche tra le versioni di questa console, almeno NON PRIMA dell’ uscita in edicola di VideoGiochi Jackson…
    Sarà anche vero che la mia VCS era uno degli ultimi modelli “L6” ( probabile dovessero “dar fondo” alle scorte di magazzino ) perché da lì a poco sarebbe arrivata la “Vader” ed il prezzo si sarebbe abbassato a 299mila£ ( esattamente come nella foto postata da Stefano ), ma invece non ho mai visto una “L4” ( “woody a 4 levette” ), uscita nell’80 in USA, in versione “nostrana” !

    Vi ricordo, comunque, che l’ AtariVCS era in vendita qui da noi già nel 1978 !!!
    Era il modello “Heavy Sixer” ( woody a 6 levette con chassis “ciccotto” ) in versione PAL, che dapprima venne importato non ufficialmente dall’ UK, unico paese europeo in cui PARE che era “regolarmente” venduta la console, e successivamente con regolare distribuzione da parte di…
    MELCHIONI !
    ---[ C’è almeno UNA persona “vicina a noi”, che fa peraltro parte di tutti quei numerosi gruppi FB sui quali scriviamo anche noi, che possiede una di queste “H6” BOXATA sulla cui scatola c’è il marchio del noto importatore/distributore italiano…
    Carlo !!! Se “ci leggi” dai per favore un’occhiata al box della tua H6 e “mandaci un indizio” ;) !!! :) ]---

    Resto perplesso dalla cifra “scaturita” in analisi del costo di allora rapportato ad oggi: quei 650 €uro “di oggi” rapportati ai 385 mila £ dell’82.

    Magari ho sempre sbagliato, ma quando si trattava di calcolare questo particolare “valore”, il fattore che ho sempre tenuto come riferimento è valore effettivo dello STIPENDIO MEDIO di un individuo in quei precisi anni…
    Quello di mio padre, in forza nel “corpo dei Vigili Urbani” sin dagli anni ‘50era di poco più di 500 mila£ ( dato confermato anche da mio fratello, 53 ), e se il VCS costava 385 mila £, facendo un calcolo proporzionale con i dati di “stipendio medio” ricavati ANCHE dalle fonti http://www.storiologia.it/tabelle/popolazione06.htm e http://www.repubblica.it/economia/2014/09/13/news/stipendio_medio_italiani-95640424/ , avremmo che:
    385 : 500 = x : 1300
    x = (1300.385):500
    … OVVERO 1000 € “del giorno d’oggi” !
    Un tantinello costosa per essere una “semplice” console da videogiochi, neh ?

    Poi magari correggetemi se sbaglio, non tanto per il calcolo ma per i fattori presi in considerazione…

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    1. Ti ringrazio del tuo commento, Marco. Ne approfitto per far notare come una discussione positiva, approfondita e interessante possa nascere anche solo da un singolo dato numerico (il prezzo iniziale dell'Atari VCS) e che affrontare tutto in maniera superficiale come nell'articolo iniziale da me preso in esame risulti controproducente.

      Riguardo il calcolo della rivalutazione, quanto da me espresso è calcolato secondo il meccanismo approntato dall'Istat. Il tuo computo è impreciso per una serie di fattori, piuttosto lunghi da spiegare e che necessiterebbero di un economista vero, senz'altro più preparato del sottoscritto a parlare dell'argomento e a cui non vorrei senz'altro sostituirmi.

      In due parole: le variabili da tenere in conto in un computo del genere sono molteplici, oltre al prezzo del singolo bene e allo stipendio di una persona. Entrano in gioco questioni che riguardano il cosiddetto "reddito reale", calcolato in base al "potere d'acquisto", e conseguentemente entra in gioco il tasso d'inflazione. Ti ricordo che, nel periodo in oggetto, l'inflazione era molto alta in Italia (se ricordo bene, nel 1980 all'epoca della svalutazione della Lira, attorno al 20%) quindi devi vedere anche in questo senso l'adeguamento degli stipendi.

      Il valore calcolato da Istat tiene conto di tutti questi fattori, nell'ambito dei panieri di beni considerati per la valutazione dell'inflazione. Detto ciò, possiamo senz'altro affermare come considerazione empirica che le prime basi per videogiochi erano senz'altro molto costose, così come pure i giochi. Forse non dei beni di lusso, ma decisamente vi si avvicinavano e non erano certo per le tasche di tutti.

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