31 ottobre 2013

Apollo’s Song di Osamu Tezuka: un’introduzione simbolico-analitica

di Andrea Pachetti

(Revisione di un saggio pubblicato nell'agosto 2011)

1. Premessa

Da un certo punto di vista, si può ritenere un errore di metodo condurre un’analisi su uno dei manga di Osamu Tezuka ancora non tradotti in italiano, ma Apollo’s Song (アポロ の 歌 Aporo no Uta) può essere senz’altro considerata una delle opere ideali per avvicinarsi alla produzione imponente di questo grande mangaka; il presente testo è da vedersi quindi anche come auspicio per una futura pubblicazione nel nostro paese. Ogni citazione sarà dunque riferita per il momento all’edizione in lingua inglese, pubblicata dalla Vertical nel 2007.

Un’opera ideale, lo ribadiamo, poiché contiene molti dei temi chiave sviluppati da Tezuka nel corso della sua carriera e che vanno a comporre una parte sostanziale della sua poetica: lo sguardo attento verso il lato emozionale delle vicende, le affinità e i contrasti tra esseri viventi, l’eternità dell’amore, la ciclicità e il fine ultimo della vita sono elementi cardine di Apollo’s Song, che diviene l’efficace sintesi di tutte queste visioni.

13 ottobre 2013

Fumetto e censura: "Cosa leggono i nostri ragazzi?" (1951)

di Andrea Pachetti

Fredric Wertham è un nome attualmente sconosciuto ai più, ma che è rimasto impresso nella mente di molti appassionati di fumetti come uno dei più grandi "nemici" di questo medium: l'eminenza grigia dietro alla crociata americana anti-fumetti avvenuta nel dopoguerra e culminata con l'introduzione del Comics Code e la chiusura di centinaia di testate.

Non è mia intenzione compiere un'analisi di un fenomeno così complesso: il compito è già stato svolto egregiamente da The Ten-Cent Plague, un ottimo saggio di David Hajdu pubblicato negli Stati Uniti, che ha avuto anche un'edizione italiana per i tipi di Tunué (2010), testo al quale rimando. Un'introduzione ideale al lavoro di Hajdu è quella fornita dal commento del critico canadese Jeet Heer, da me tradotto in passato per il blog Conversazioni sul Fumetto.

14 marzo 2012

Riflessione sul senso e le aberrazioni del cosiddetto "fantasy"

di Andrea Pachetti

La pubblicazione di nuovi racconti legati al Ciclo della Terra Morente su Urania mi fornisce l'ennesima occasione per riflettere sul senso dell'attuale narrativa fantasy, riferendomi nuovamente a Vance e alle opere classiche in genere. Come ho già avuto modo di affermare in passato, quando sono triste di solito leggo qualche passo di un romanzo di Jack Vance. Spesso càpita che da un paragrafo finisca per terminare l'intero capitolo, poi il libro stesso. Ciò per dire che Vance nei suoi romanzi più ispirati appare ai miei occhi come uno dei più grandi narratori del Novecento, sebbene io tenda a lasciare questo genere di giudizi a critici più talentuosi del sottoscritto.

Il punto della questione è che, come diverse persone che conosco (e magari anche molti di coloro che leggono il blog per caso), la mia vita è stata intrecciata a doppio filo col cosiddetto genere fantasy, sia nella sua forma primaria e puramente narrativa, sia nelle forme derivate che vanno dai giochi di ruolo ai videogame.

Ho avuto la fortuna di entrare in contatto in giovane età con alcuni dei romanzi che molti cultori ritengono capisaldi del genere, La Storia Infinita e Il Signore degli Anelli: personalmente faccio una gran fatica a considerare tali libri parte effettiva del "genere" fantasy, per motivi che esporrò tra poco e che spero risulteranno sufficientemente convincenti.

14 agosto 2011

Homer & Langley, la follia che conduce al dominio degli oggetti

di Andrea Pachetti

È possibile giungere al romanzo di E.L. Doctorow partendo da molti luoghi, che necessitano talvolta di percorsi tortuosi e obliqui: si può analizzare per esempio il Sistema degli oggetti di Baudrillard, uno dei testi di riferimento dell'argomento, per poi arrivare alle estreme aberrazioni, proprie di un approccio alla realtà oggettiva completamente errato. Esiste davvero un mondo in cui sono gli oggetti a possedere le persone e non viceversa?

Doctorow situa il suo romanzo storico nel novecento americano, sfruttando (con molte licenze) la reale storia dei fratelli Collyer di New York per costruire un affresco globale della società in evoluzione: i suoi rapporti con la musica, le controculture, la guerra, il razzismo e la tecnologia. L'autore si serve quindi dell'estrema fascinazione suscitata da due personaggi davvero borderline, al fine di fornire uno sguardo inedito verso eventi storici più o meno noti, oltre a indagare nella psicologia immaginaria dei due protagonisti e nelle loro reciproche interazioni.

31 luglio 2011

Alcune variazioni nello spettro ludo-cromatico delle avventure interattive

di Andrea Pachetti

L'analisi del concetto di colore è senz'altro una complicata materia interdisciplinare, che può attraversare ogni settore del sapere: dagli àmbiti più scientifici e rigorosi (l'antropologia culturale e la filosofia metafisica) a concetti più pragmatici e quotidiani (psicologia comportamentale, marketing, pubblicità), fino a giungere alle risibili pseudo-scienze di confine.

Una seria trattazione del tema ovviamente esula dagli intenti di un breve post[1] da blog: sarà sufficiente poter utilizzare come premessa un dualismo di base, secondo il quale il colore è da ritenersi certo una pura percezione visiva, percezione che però va considerata come un semplice elemento, inserito in un processo più ampio di sollecitazioni simbolico-sensoriali capaci di coinvolgere molti altri fattori, posti su vari livelli di conoscenza.

Il colore è strettamente legato alle suggestioni offerte da ogni forma di produzione artistica e visiva; in questo senso, anche i videogiochi fanno parte del rapporto comunicativo che sussiste tra l'oggetto e l'osservatore, che in questo caso specifico cessa di essere il semplice fruitore passivo dell'opera, per diventarne uno degli attori protagonisti.