Replicant - Nightfall (2014), commento e intervista

di Andrea Pachetti

Da diversi anni è possibile assistere, nell'ambito della musica alternativa, a molti fenomeni che possono essere definiti di «revival», sia per quanto riguarda il recupero di sonorità, timbri e strumenti utilizzati, sia nei confronti della struttura stessa delle canzoni.

Due sono le tendenze principali che possono essere riscontrate in questo tipo di dinamiche: prima di tutto la riscoperta di un certo post-punk che poneva al centro delle composizioni le linee di basso, certamente adattate al gusto attuale, e che ha decretato nel tempo il successo di gruppi come Editors e Interpol.

A questo è da aggiungersi l'utilizzo dei power synth tipici della new wave e delle colonne sonore di molti film anni Ottanta, che hanno fatto nascere un sottobosco di decine di formazioni ed esperimenti, molti esempi dei quali possono essere ascoltati nel canale YouTube NewRetroWave, con composizioni talvolta cantate, ma che più spesso si concentrano sull'aspetto strumentale/ambientale.

Anche su Bandcamp possono essere trovati molti prodotti generati da queste influenze musicali: proprio grazie a questo network ho scoperto il gruppo del quale voglio parlare, i Replicant, una giovane formazione americana di Chicago.

Dopo un demo registrato due anni fa, lo scorso marzo è uscito l'EP Nightfall, composto da quattro canzoni: un disco che è necessario ascoltare nella sua totalità, dato che da un certo punto di vista è come se si evolvesse pezzo dopo pezzo, sia per quanto riguarda la capacità compositiva che per la complessità nell'interazione tra i vari strumenti e la voce.



Pretenders, la canzone che apre il disco, offre una lunga introduzione in cui una drum machine piuttosto essenziale dialoga con una bass line elettronica e degli inserimenti di chitarra e tastiere. La traccia vocale si inserisce solo nella fase avanzata e mostra sin da adesso un timbro decisamente pulito a piacevole.

Nightfall invece si inserisce nella lunga tradizione della new wave: rimane impresso soprattutto il giro di basso pulsante attorno al quale si intersecano le strofe e, alternativamente, arpeggi e assoli di chitarra. L'inizio di The Bomb sembra piacevolmente preso da uno dei primi lavori dei Sisters of Mercy, in cui la drum machine inizia a scandire il ritmo marziale e a poco a poco su di essa si stratificano, progressivamente, tutti i pattern melodici.

La sorpresa principale è data dall'ultima canzone, Evergreen. Questa sembra rappresentare efficacemente l'intersezione perfetta tra le due tendenze di cui parlavo in precedenza: inizia coi synth come la colonna sonora di un immaginario film di John Carpenter, per poi condurre subito a un potente giro di basso che echeggia la tecnica di Peter Hook, soprattutto in un assolo che appare circa al terzo minuto.

In Evergreen tutto funziona perfettamente e sembra dimostrare un'evoluzione decisiva rispetto al sound udito nelle tre composizioni precedenti: in particolare è da notare quanto la melodia vocale, sia in fase di strofa ma soprattutto di ritornello, domini la struttura del pezzo e rimanga impressa nella memoria.

Un biglietto da visita decisamente positivo per i Replicant: dato che le notizie in rete su di essi sono piuttosto scarse, ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Garrett Vernon via email, riguardo l'EP e le origini del gruppo.

Prima di lasciarvi alla breve intervista, segnalo la pagina ufficiale dei Replicant su Facebook e il loro profilo su Bandcamp, dove è possibile ascoltare sia l'EP che il loro precedente demo.

Quando avete iniziato a suonare come Replicant e da quante persone è formato il gruppo?

Ognuno di noi ha suonato con dei gruppi precedenti per molti anni, ma come Replicant abbiamo cominciato all'inizio del 2012. Per circa un anno la formazione è stata a cinque: io come voce e chitarra, Dan Stolarski ai sintetizzatori, Justin DeLay all'altra chitarra, Jordan DeLay al basso e Aaron Hinds alla batteria.

Abbiamo registrato il nostro demo e alcuni membri del gruppo se ne sono andati oppure hanno iniziato altri progetti. Ci siamo presi un po' di tempo per occuparci di altre cose, ma alla fine siamo tornati a pieno regime e abbiamo registrato il nostro EP, Nightfall, come un trio: io ho cantato e suonato la chitarra, Jordan il basso, Justin è passato ai synth e si è occupato della produzione.

Abbiamo fatto uscire l'EP il 17 Marzo e siamo al lavoro sul secondo, che già ci emoziona quanto il primo.

Puoi parlarmi delle vostre influenze musicali?

Hai fatto centro quando in precedenza hai parlato di John Carpenter e dei New Order. Amo le colonne sonore dei film horror degli anni Ottanta e, per quanto possibile, ho sempre voluto inserire quelle atmosfere nella musica che facciamo. Direi che le nostre influenze principali sono senz'altro The Sisters of Mercy, The Cure, New Order/Joy Division, Asylum Party.

Potresti descrivermi l'attuale scena musicale della vostra città, Chicago?

Per essere onesto, devo dire che stiamo ancora cercando di capirlo. Abbiamo appena fatto la prima serata la scorsa settimana, dopo un anno di inattività, e si trattava solo del nostro secondo concerto a Chicago: insomma dobbiamo ancora farci conoscere. Abbiamo un po' di contatti che stiamo cercando di usare per proporre nuove date.

Parlando del nome del gruppo, Replicant è un riferimento al film Blade Runner?

Puoi scommetterci! Blade Runner contiene le cose che amo di più degli anni Ottanta. Non riesco a pensare a niente di meglio di "Replicant", per racchiudere in un solo nome tutto ciò che vorrei fosse rappresentato dalla nostra musica.

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