Il Lovecraft dimenticato della Rai, tra radio e televisione

di Andrea Pachetti

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Parlare dei propri autori preferiti rischia sempre di essere controproducente: per questo, nel testo che segue, ho deciso di concentrare l'attenzione del mio contributo alla critica lovecraftiana esclusivamente su alcune opere derivate dai lavori di HPL che, al momento, risultano irreperibili: la ricerca è stata quindi effettuata solo sulle fonti testuali dell'epoca, Radiocorriere TV e quotidiani.

La tesi che voglio portare avanti in questa sede è che l'influenza di Lovecraft sulle produzioni artistiche del secondo Novecento è stata cospicua e tangibile, ancora tutta da analizzare nella sua portata reale e presente anche in luoghi apparentemente assai distanti.

Ho cercato per quanto possibile di limitare i riferimenti e le note bibliografiche ma, a causa della lunghezza di questo scritto, consiglio comunque la lettura offline. Avrei certo potuto dividerlo in sottoinsiemi per moltiplicare gli accessi al blog, ma questi stratagemmi commerciali esulano dai miei intenti.

1. Introduzione


H.P. Lovecraft, come ogni autore del resto, può essere giudicato in modo diretto o indiretto, se cioè affidarsi esclusivamente alla critica letteraria e scrutare minuziosamente ogni suo singolo lavoro scritto, analizzandone stili, temi e capacità narrative, oppure notare quante siano state nel corso degli anni le opere dal quale hanno attinto ispirazione: sia tutte quelle che citano esplicitamente luoghi, personaggi, divinità e «mostri», sia le altre che semplicemente rievocano le atmosfere suggerite dallo scrittore di Providence, spesso definite di «orrore cosmico».

Se la validità dello scrittore ancora oggi è dibattuta da alcuni, certo tutti devono prendere atto dell'immenso numero di opere derivate, al punto che esistono interi testi dedicati all'analisi di alcuni sottoinsiemi di esse, dal cinema alla musica, per arrivare ai videogiochi e ai fumetti. C'è da dire che Lovecraft, in vita, si è occupato attivamente di tutto ciò, invitando gli scrittori amici di Weird Tales a inserire il Necronomicon e Cthulhu nelle loro composizioni, e nello stesso modo egli aggiunse particolari e citazioni provenienti dagli scritti di Clark Ashton Smith, Robert E. Howard e altri ancora: semplificando, si potrebbe affermare che Lovecraft abbia dato vita a uno dei primi universi condivisi, per quanto riguarda il mondo della narrativa.

La fortuna editoriale di questo scrittore in Italia ha un percorso piuttosto lento, e non ancora del tutto compiuto: nella bibliografia redatta da Giuseppe Lippi[1], il primo racconto di Lovecraft sicuramente pubblicato nel nostro paese è I topi nel muro (The Rats in the Walls) nell'antologia Un secolo di terrore (luglio 1960) per i tipi di Sugar, a cura di Bruno Tasso.

Tra i maggiori artefici dell'iniziale successo letterario di Lovecraft devono essere annoverati senz'altro Fruttero e Lucentini, che hanno inserito tre suoi racconti nell'antologia Storie di fantasmi per Einaudi, nel dicembre 1960. Poi, come curatori di Urania, hanno presentato un fascicolo monografico nel giugno del 1963, Colui che sussurrava nel buio, e accluso il romanzo breve La maschera di Innsmouth (The Shadow Over Innsmouth) nell'omnibus cartonato di fantascienza Universo a sette incognite.

Del 1966 invece è la fondamentale antologia I mostri all'angolo della strada (sempre per Mondadori) che diventerà negli anni uno dei testi di riferimento per leggere Lovecraft, con tutti i suoi limiti riguardanti da una parte la bontà delle traduzioni, dall'altro la completezza filologica dei testi originari e la loro corretta attribuzione; dello stesso anno è anche il primo volume monografico per Sugar, Le montagne della follia.

2. Radio


La radio italiana ha ovviamente una lunghissima tradizione di adattamenti letterari, sia per quanto riguarda la semplice lettura operata da un singolo narratore, sia la drammatizzazione mediante l'uso di attori. Certamente anche Lovecraft è stato protagonista di una serie di trasmissioni, soprattutto a partire dalla fine degli anni Settanta: ricordiamo ad esempio L'illustrazione della casa (1979), L'uomo di pietra (1980), L'estraneo (1984), La cosa sulla soglia (1987), La finestra della soffitta (1990).

Già da questa lista è possibile notare che la confusione generata dagli scritti letterari si ripercuoteva negli adattamenti, dato che si attribuiva esclusivamente a Lovecraft L'uomo di pietra, in realtà una revisione per Hazel Heald, ma soprattutto La finestra sulla soffitta, comparso inizialmente proprio nel volume sopracitato I mostri all'angolo della strada e che è un racconto (The gable window) a esclusiva firma August Derleth, una delle disgraziate «collaborazioni postume» che tanti danni hanno creato alla filologia lovecraftiana nel corso degli anni.

Andando a ritroso, notiamo poi due trasmissioni degli anni Sessanta che meritano una particolare attenzione e che analizziamo singolarmente.

2.1 Le montagne allucinate

Domenica 26 giugno 1960 alle 19,15, per mezz'ora, è andata in onda sul Terzo Canale radio della RAI una riduzione di At the Mountains of Madness, a cura di Renato Giani. Per la precisione, all'interno della rubrica «Biblioteca» è stato presentato Le montagne allucinate di di P. H. Lovecraft (sic).


Non abbiamo notizie esatte sulle modalità dell'adattamento, ma Giani si era già distinto nello stesso anno per aver tradotto dei racconti di Ambrose Bierce (L'assassino che preferisco, Ol. can., A prova di fuoco) sempre per il Terzo Canale,  nell'àmbito dei «racconti tradotti per la radio».

Vi è quindi da supporre anche per Lovecraft un'autonomia del testo, non derivante cioè da una precedente pubblicazione cartacea; inoltre la prima traduzione italiana del 1966 (cfr. Cap. 1) recava un titolo diverso, Le montagne della follia, rimasto poi costante (con piccolissime variazioni) in tutte le edizioni successive.

Certamente al momento rimaniamo a livello di ipotesi sul suo contenuto, ma è possibile comunque affermare che è documentata una traduzione italiana di Lovecraft che precede leggermente I topi nel muro.

2.2 La vera fantascienza

È andato in onda, sempre sul Terzo Canale della RAI, alle 21 di venerdì 24 novembre 1967 La vera fantascienza, un programma di un'ora a cura di Francesco Calderone e Franco Scaglia, per la regia di Gastone Da Venezia. In tale trasmissione gli autori si preoccupavano di mostrare una «serie di libri allucinanti», in grado di interpretare lo stato di angoscia che, a loro parere, si era sostituito negli anni al «senso di ottimismo che aveva accompagnato le scoperte scientifiche del secolo scorso».

Accanto a famosi autori di SF come Bradbury, Asimov, Pohl e Knight, compariva tra i testi Nyarlathohep (sic) di Howard Pillips Lovercraft (sic). A prescindere dagli errori, la questione è comunque interessante poiché conferma che Lovecraft era comunemente associato al registro della fantascienza, in quell'epoca: ricordiamo infatti (cfr. Cap. 1) la sua presenza nel 1963 sul periodico Urania e sull'Omnibus Universo a sette incognite, mostrato in tale selezione accanto ad altri autori di confine come William Hope Hodgson.

3. Televisione


Numerosi sceneggiati RAI hanno trattato i temi del fantastico, del magico e dell'occulto: basti pensare al famoso Belfagor (1966) oppure i fasti tutti italiani de Il segno del Comando (1971), per arrivare ai tardi anni Novanta di Voci Notturne, scritto da Pupi Avati. Analizzeremo nel dettaglio tre produzioni italiane dedicate a Lovecraft che, come da prassi dell'epoca, appartengono a tre cicli tematici di trasmissioni.

3.1 Giorgio Bandini (1978)

Giorgio Bandini era un autore e regista che proveniva dalla radio e dal teatro: tra i suoi maggiori successi è certamente da citare il radiodramma Nostra casa disumana, che vinse il Premio Italia nel 1968 e venne portato anche sullo schermo televisivo dallo stesso Bandini nel 1977. Sempre nel 1977 iniziò la direzione delle opere che andranno a comporre il suo Teatro televisivo. Le notizie sulla lavorazione provengono da due articoli di Ernesto Baldo, per la Linea diretta del Radiocorriere TV (nn. 23/1977 e 45/1977).

La registrazione di quattro episodi, o meglio «atti unici», si concluse nel giugno di quell'anno: ne era previsto un quinto per settembre, dal titolo La signorina ciminiera nella città vampira, ma che poi non è stato girato. I tre interpreti principali erano sempre gli stessi per tutte le produzioni: Flavio Bucci, Micaela Pignatelli e Alessandro Haber.

Bandini dichiarò così i suoi intenti: «Questi racconti, essendo popolati da fantasmi e vampiri dovrebbero appartenere al filone nero, cioè ispirare orrore e paura. Invece non risulteranno del tutto neri perché sono trattati con ironia.»

3.1.1 Il ciclo Nella città vampira

Il ciclo assunse il titolo di Nella città vampira nel 1978 e venne presentato da un lungo articolo di Franco Scaglia, atto a ripercorrere storicamente i fasti del mito del vampiro da Stoker in poi, e sottolineare ancora una volta il carattere ironico dell'opera di Bandini, sin dal titolo del pezzo, Adesso gli ridono in faccia.[2]

La messa in onda avviene in questo modo, sempre sul Primo Canale della Rai:

1) Ma è un vampiro, da un racconto di Luigi Capuana, giovedì 13 luglio 1978 alle 20,40;
2) Kaiserstrasse o del demone femminile, dai racconti di George Oliver Onions e Hanns Ewers, giovedì 20 luglio 1978 alle 20,40;
3) Casa delle streghe, da Howard Phillips Lovecraft, venerdì 4 agosto 1978 alle 21,35.

Il quarto episodio girato, Diario di un pazzo di Gogol, venne invece inspiegabilmente saltato. La cosa fu notata da molti telespettatori, tra il quali la signora M. P. di Grottaferrata, che scrisse al Radiocorriere segnalando il fatto. Diario di un pazzo fu infine trasmesso circa un anno dopo, martedì 5 giugno 1979.

3.1.2 Casa delle streghe

Casa delle streghe si avvalse, come attori protagonisti, dei già citati Bucci, Pignatelli e Haber. Interessante notare come nell'articolo di presentazione Lovecraft venisse ancora presentato come «uno dei massimi esponenti della fantascienza dell'orrore» e che egli sia stato scoperto e rivalutato «solo nel dopoguerra».

Analizzando lo stesso trafiletto è possibile dedurre la struttura dell'opera, che si componeva di tre racconti intrecciati tra loro, nei quali il protagonista (Bucci) «si trova implicato nelle tre storie come semplice spettatore o come vittima».

Dalla descrizione delle vicende («si svolge in una casa dove un morto suona il violino, quasi per esorcizzare la morte», «un tentativo di sopravvivere alla morte attraverso l'ibernazione», «invasione di topi voraci») si può dedurre che le storie di HPL ispiratrici questa riduzione erano rispettivamente The Music of Erich Zann, Cool Air e The Rats in the Walls.

La critica dell'epoca fu piuttosto negativa, almeno per quanto riguarda il quotidiano La Stampa. Relativamente al primo episodio si parlò di «un inizio per la verità non felice con la caotica riduzione d'una novella di Luigi Capuana» (giovedì 20 luglio 1979, pag. 7) e poi «la puntata di venerdì scorso è stata modesta e non ha corretto l'iniziale impressione sfavorevole su questo programma» (venerdì 21 luglio 1978, pag. 7). Per quanto riguarda l'episodio finale, quello lovecraftiano, l'articolista parla di quanto «astrusi e confusi Bandini e Bucci continuano a essere nelle ambiziose, ma difficilmente decifrabili, puntate del "teatro" suddetto».

A proposito del commento sonoro, le musiche della serie furono affidate al Maestro Ennio Morricone, musiche che sono state riproposte in anni recenti in un cd dal titolo Drammi Gotici; accludo un video di una composizione piuttosto suggestiva che, nei sospiri e negli echi, pare ricordare a tratti la colonna sonora di Suspiria.



3.2 Ciriaco Tiso (1982)

Ciriaco Tiso è nato il 26 aprile 1940 a San Marco ai Monti (comune di S. Angelo a Cupolo), in provincia di Benevento. Saggista e critico cinematografico, ma anche autore e regista, ha incontrato la narrativa lovecraftiana quando si è trovato a dirigere una serie di adattamenti letterari per il Secondo Canale della Rai, assieme all'autore Renato Minore. Come nel caso precedente siamo di fronte a un ciclo di programmi, stavolta però la collocazione risulta essere la fascia pomeridiana.

3.2.1 Il ciclo Un racconto, un autore

Il programma, di Ciriaco Tiso e Renato Minore, a cura di Maria Paola Turrini Gallo. è andato in onda settimanalmente all'inizio del 1982 con puntate di mezz'ora, ogni martedì alle 15,25.


Questa è stata la sequenza completa degli adattamenti:

1) 5 gennaio 1982, Introduzione al ciclo;
2) 12 gennaio 1982, Eveline di Joyce;
3) 19 gennaio 1982, Ritratto ovale di Poe;
4) 26 gennaio 1982, Un'elusione di Buzzati;
5) 2 febbraio 1982, La chiave d'argento di Lovecraft, prima parte;
6) 9 febbraio 1982, La chiave d'argento di Lovecraft, seconda parte;
7) 16 febbraio 1982, La chiave d'argento di Lovecraft, terza parte;
8) 23 febbraio 1982, La fede di Pirandello;
9) 2 marzo 1982, Camaleonte di Čechov.

A differenza di Nella città vampira, le cui finalità erano rivolte alla teatralità e all'ironia (Cfr. Cap 3.1), in questo caso gli intenti erano prettamente letterari e didattici: il target risulta essere quello degli studenti e il programma nacque sotto l'egida del Dipartimento Scuola Educazione. Come affermato con chiarezza dall'autore Renato Minore:

«L'avventura era intrigante: raccontare con le immagini, dare "senso" filmico a personaggi amati. Come Randolph Carter di Lovecraft, Evelyne di Joyce, Don Angelino di Pirandello. E, in più tenere come punto di riferimento (anche se non unico) il ragazzo della scuola media che vive naturalmente immerso in un universo di sollecitazioni e di informazioni audiovisive, proprio nel momento in cui il nostro sistema scolastico vorrebbe che leggesse di più e meglio, che si accostasse ai problemi testuali e filologici che ogni pagina letteraria porta con sé.»

Minore nota che «lavorando fianco a fianco con la poetica competenza del regista Ciriaco Tiso, ho appreso con entusiasmo, sul vivo di una esperienza, che il corpo a corpo con un testo letterario riserva infinite sorprese e può assumere volti e aspetti di diversissima natura. La televisione può fare bene alla letteratura e viceversa: ogni atteggiamento "apocalittico" sull'argomento è anacronistico». Il suo augurio è quindi che «dai film si torni doverosamente ai testi».[3]

3.2.2 La chiave d'argento

Come evidenziato nella tabella al paragrafo precedente, La chiave d'argento è l'unica riduzione cinematografica divisa in tre parti, per cui assume complessivamente la forma di un lungometraggio di un'ora e mezza. Non ci è possibile al momento dire niente sulla struttura di quest'opera, se non osservare un paio di scene ed annotare la trama, che ovviamente riguardava «il rifiuto del mondo dell'ipocrisia convenzionale. Carter, il protagonista, riguadagna la chiave d'accesso al mondo dei sogni che gli era sfuggita crescendo.» Sia il ruolo del narratore (HPL) che il protagonista narrato (Randolph Carter) erano interpretati da Jobst Grapow.

La serie Un racconto, un autore è stata riproposta integralmente durante il Torino Film Festival del 2003 e questo lascia forse sperare in un recupero in digitale dell'opera. Per essere più precisi La chiave d'argento è stata mostrata sia lunedì 17 novembre che martedì 18, nell'àmbito della retrospettiva dedicata a cineasta greco Stavros Tornes.

3.3 Andrea e Antonio Frazzi (1982)

I gemelli Andrea e Antonio Frazzi, nati nel 1944 a Firenze, hanno condotto una carriera comune come autori e registi nel teatro, nel cinema e nella televisione, fino alla prematura scomparsa di Andrea nel 2006. Il loro primo incontro con le tematiche del fantastico avvenne mediante la lavorazione del film televisivo L'impostore, tratto da Philip K. Dick, che precede quindi di molti anni la pellicola americana con Gary Sinise e Vincent D'Onofrio.

Ecco come vennero presentati i due fratelli su Stampa Sera (3 settembre 1981), in occasione della messa in onda de L'impostore: «Andrea e Antonio Frazzi costituiscono senz'altro un caso unico nel mondo dello spettacolo: sono due registi e sceneggiatori gemelli. Lavorano in coppia, in perfetta sintonia come è facile a capirsi»

Una loro breve biografia apparve invece sul Radiocorriere, a cura di Teresa Buongiorno, nel 1982:

«Antonio e Andrea Frazzi (...) non lavorano come i Taviani, che si dividono i compiti: sono invece intercambiabili e in competizione. Sul set uno crede di parlare con Andrea e invece parla con Antonio, e un altro che è convinto che Antonio si faccia passare per Andrea e invece si sbaglia (...) Recentemente sono stati protagonisti sul video di una puntata di Noi due, analizzando la propria vita di coppia. "In realtà siamo in quattro", dice Andrea (o Antonio?): "noi due e l'immagine che ciascuno ha dell'altro". Un gruppo d'assalto.»[4]

3.3.1 Il ciclo Il fascino dell'insolito

La cosa sulla soglia è inserita nella terza e ultima serie del ciclo Il fascino dell'insolito (sottotitolo: itinerari della letteratura dal gotico alla fantascienza) andata in onda nell'estate del 1982; le due precedenti erano state invece presentate nel 1980 e nel 1981. Queste meriterebbero una trattazione approfondita, che ci riserviamo di fare in un secondo momento: per ora è sufficiente dire che si trattava di film televisivi che attingevano a romanzi e racconti del fantastico; hanno ospitato scritti (tra gli altri) di Matheson, Bierce e Bradbury, oltre al Philip K. Dick de L'impostore che abbiamo già citato citato in precedenza.


Questi sono i sette film di un'ora andati in onda nel 1982, presentati (come da prassi) dal Radiocorriere in uno speciale a cura di Carlo Scaringi:

1) 3 luglio 1982, L'impostore di Philip K. Dick (replica del 1981);
2) 10 luglio 1982, La tortura della speranza di Villiers de L'Isle-Adam;
3) 17 luglio 1982, La scoperta di Morniel Mathaway di William Tenn;
4) 24 luglio 1982, Vampirismus di E.T.A. Hoffman;
5) 31 luglio 1982, La cosa sulla soglia di H.P. Lovecraft;
6) 07 agosto 1982, La specialità della casa di Stanley Ellin;
7) 14 agosto 1982, Castigo senza delitto di Ray Bradbury.

I curatori, Cecilia Cope e Angelo Ivaldi, tennero anche a sottolineare il basso costo complessivo dell'operazione:

«Con questo ciclo, di indubbia derivazione letteraria, vogliamo dimostrare che si possono realizzare spettacoli decorosi e degni di esser visti anche senza disporre dei mezzi e degli interpreti dei telefilm americani di maggior successo».[5]

3.3.2 La cosa sulla soglia

La cosa sulla soglia (ispirato a The Thing on the Doorstep) andò dunque in onda il 31 luglio, con l'attore Massimo Ghini nel ruolo del personaggio lovecraftiano Daniel Upton.

Questo film televisivo era già stato presentato in concorso al Festival del film di fantascienza di Trieste del luglio 1981 ed aveva poi ricevuto il premio per la migliore regia televisiva al terzo Mystfest di Cattolica. La replica più recente risulta essere avvenuta nella notte tra il 19 e il 20 dicembre 1998, all'1,50, su Rai 1.

4. Conclusioni


Mi auguro che questo scritto non rappresenti un punto di arrivo, bensì l'inizio di una serie di analisi sulle produzioni RAI relative allo scrittore di Providence: ovviamente sarà gradito ogni tipo di commento riguardante le possibilità di reperimento delle trasmissioni (televisive e radiofoniche) citate nell'articolo, così come pure ricordi personali che servano ad aggiungere particolari sulla struttura delle stesse.

© Andrea Pachetti 27/06/2014

__________
[1] Giuseppe Lippi, «Lovecraft in Italia.» In H.P. Lovecraft, Tutti i racconti 1897-1922. Milano: Arnoldo Mondadori Editore, 1989.

[2] Franco Scaglia, «Adesso gli ridono in faccia.» Radiocorriere TV, anno LV n. 28 (9-15 luglio 1978): 24-26

[3] Renato Minore, «Letteratura come fonte di fantasia.» Radiocorriere TV, anno LIX n. 2 (10-16 gennaio 1982): 82-83

[4] Teresa Buongiorno, «Sotto il segno dei gemelli.» Radiocorriere TV, anno LIX n. 15/16 (13-24 aprile 1982): 92

[5] Carlo Scaringi, «Un brivido per il sabato sera di piena estate.» Radiocorriere TV, anno LIX n. 26 (27 giugno-3 luglio 1982): 68-71

23 commenti:

  1. Hai fatto un'ottima analisi, oltre ad un buon lavoro di ricerca.
    Solo una cosa: ma perchè tradurre "At the Mountains of Madness" come "Le montagne allucinate"?

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    1. Grazie. In effetti è una bella domanda, a cui però potrebbe rispondere solo chi curò quell'adattamento: è una traduzione niente affatto immediata, in cui ci si chiede per esempio perché esse siano "allucinate" e non "allucinanti"...

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    2. Si potrebbe ipotizzare un adattamento basato sulla traduzione francese della novella, visto che fino agli anni 60 molta letteratura straniera più o meno di genere giungeva in Italia solo attraverso le edizioni d'oltralpe. In francese, il titolo è ancora oggi "Les Montagnes hallucinées."

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    3. L'ipotesi della derivazione francese mi sembra certamente plausibile e mi sento di condividerla in toto. Ottima deduzione.

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  2. Una ricerca eccellentissima (e inedita)... Complimenti!

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    1. Proprio in questi mesi (grazie al dono di un amico) ho potuto apprezzare diversi numeri di Studi Lovecraftiani, quindi la visita e il commento sono stati assai graditi da parte mia.

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  3. Sul n. 5 della mia rivista STUDI LOVECRAFTIANI c’era un approfondimento sullo sceneggiato “La Chiave d’Argento”:
    http://in-tenebris-scriptus.blogspot.it/2007/09/studi-lovecraftiani-al-cinema_12.html

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  4. Grazie per l'articolo, molto interessante e ottimi spunti di curiosità e ulteriori ricerche

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    1. Grazie a te per la lettura e il commento, Federico.

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  5. Complimenti! Speriamo che questa ricerca consenta di reperire nuovamente queste storie...io ricordo soltanto di queste storie "la specialità della casa"....ma d'altronde le trasmettevano d'estate e certo non era il periodo migliore ahimè!

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    1. Hai ragione, certo una scelta infelice... Comunque, visto il desolato panorama televisivo attuale, composto quasi esclusivamente di repliche, la Rai di allora dimostrava in ogni caso almeno una certa attenzione verso il pubblico.

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    2. Già! Quoto.
      Comunque non si finisce mai d' imparare con queste chicche! ^^

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  6. Esiste una pagina Imdb per "La chiave d'argento"?

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    1. I dati su "La chiave d'argento" li puoi ricavare dal sito del TFF. Ho aggiornato il link del post originale poiché nel frattempo avevano cambiato le url. Riporto comunque i dati anche qui, per completezza.

      Cast and Credits

      Regia, sceneggiatura/Director, screenplay: Ciriaco Tiso

      Soggetto/Story: Liberamente tratto dall'omonimo racconto di Howard Phillips Lovecraft

      Fotografia/Director of photography: Leopoldo Piccinelli

      Scenografia/Set design: Franco Dattilo

      Costumi/Costumes design: Maria Teresa Stella

      Montaggio/Film editor: Emilio Lopez

      Musica/Music: Anton Brüchner

      Suono/Sound: Giuseppe Milea

      Interpreti e personaggi/Cast and characters:
      Jobst Grapow (H. Ph. Lovecraft, il narratore, e Randolph Carter, il personaggio narrato/ H. Ph. Lovecraft, the narrator, and Randolph Carter, the narrated character)
      Gianni Olivieri (un amico filosofo/a philosopher friend)
      Regina Foresi (una scienziata/a scientist)
      Cesare De Vito (un amico latterato/a literary friend)
      Roberto De Angelis (Parks, il domestico di Randolph Carter/Parks, the Randolph Carter's servant)
      Stavros Tornes (il nonno di Randolph Carter/Randolph Carter's grandfather)
      Giovanna Mainardi (la strega/the witch)
      Giuseppe Tuminelli (il cugino di Carter/Carter's cousin)
      Francis Comegna (Benjamin, l'uomo di fatica degli zii di Randolph Carter/Benjamin, the laborer of Randolph Carter's aunt and uncle )
      Francesco Calapso (Randolph bambino/Randolph as a child)
      Giusi Valeri (la zia Martha/Aunt Martha)
      Gregorio Barletta (lo zio Chris/Uncle Chris)

      Produzione/Production: RAI - Radiotelevisione Italiana

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    2. grazie, ho visionato il link aggiornato. Da quel che ho capito il TFF si terrà a novembre 2015, perciò significa che non è ancora stato proiettato, ho capito bene?

      Se così fosse, sai se c'è la possibilità di assistere alla sua proiezione? Non so bene cosa sia il TFF e se vi possano partecipare solo addetti ai lavori...

      Sono molto interessato a questo filmato in tre episodi, sarebbe fantastico poterlo finalmente vedere un giorno.

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    3. Hai capito male, nel senso che il film in questione (come ho scritto nell'articolo) è stato proiettato nell'edizione del 2003.

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  7. La cosa sulla soglia verra' trasmesso domenica 2 agosto 2015 su RaiPremium!

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    1. Grazie molte per la segnalazione, Anonimo.

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  8. Segnalo "La chiave d'argento" trasmessa un paio di giorni fa su RAI 1 a notte fonda. Qualcuno si è preso la briga di caricarlo su youtube:

    https://www.youtube.com/watch?v=HCaNSmXJx-Y

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    1. E' anche visionabile sul sito di rai replay ancora per 7 giorni. Lo si raggiunge dal sito di raiuno.
      Fabiogu

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    2. Grazie a entrambi: ho visionato La chiave d'argento su Rai Replay oggi e la qualità del video è ottima, chi può vederlo lo faccia entro 7 giorni, prima che la programmazione sul sito Rai cambi.

      Sono comunque molto contento del fatto che, a distanza di circa due anni dalla stesura di questo articolo, ben due sceneggiati televisivi lovecraftiani su tre siano stati ritrasmessi: ormai manca all'appello solo la Casa delle streghe.

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