Un luogo immaginario

This image is © Andrea Pachetti

Un giorno questo nonluogo diventerà reale, solo su Substack.

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Il decennio alle spalle

di Andrea Pachetti


Fonte (Harrison/Getty Images)

Tornare in una casa disabitata da anni è sempre complicato, si finisce per perdere un sacco di tempo tra pulizie e lavori vari: di volta in volta bisogna notare quello che purtroppo si è rovinato irrimediabilmente a causa della muffa, quello che può essere salvato, ciò che si può gettare nell'immondizia e ciò che ha senso conservare ancora.

Forse vale lo stesso anche per una casa virtuale, di cui conviene accettare senza troppi convenevoli l'inevitabile obsolescenza; le ragnatele in cui si viene avvolti rileggendo tutto quello che ha ormai poco signifcato, che è sorpassato e divenuto inutile. Arriva sempre, prima o poi, il momento in cui una casa della memoria diventa per forza di cose anche una casa dell'oblio.

Interviste da L'impero colpisce ancora (Aliens, 1980)

di Andrea Pachetti

Avevo dedicato la parte finale del 2015 ad approfondire l'arrivo di Guerre Stellari in Italia. Rileggendo l'articolo in questione e riflettendo sul nuovo Rogue One, mi sono accorto di quanto ci sia bisogno di recuperare la vecchia documentazione sulla trilogia originale e renderla fruibile per le nuove generazioni: in particolare, ho notato che alcuni degli articoli presentati nella bibliografia non sono più disponibili per la lettura, dato che l'Archivio Storico de L'Unità è andato purtroppo offline e al momento non ci sono notizie di un suo ripristino.

Questa notizia spiacevole mi ha fatto pensare a quanto sia importante, in fondo, l'opera di recupero del "passato prossimo" effettuata da piccole realtà come questa, in un'epoca in cui ormai sembrano regnare solo l'aleatorio e il temporaneo.

Vista la situazione, mi sono convinto a rendere disponibile una parte dello speciale su L'Impero colpisce ancora, di cui avevo parlato nei commenti: curato da Ketty De Chirico, era stato pubblicato sull'ultimo numero (il 9/10) dell'ottima rivista Aliens dell'Armenia Editore.

L'estro barocco di Jon Zack su Epic Illustrated (Marvel)

di Andrea Pachetti


I lettori italiani non hanno mai potuto percepire l'importanza di Epic Illustrated nei confronti della totalità delle produzioni della Marvel Comics: questa rivista fece da ponte tra i tradizionali magazine anni Settanta, prettamente a tema horror e avventuroso, e le nuove suggestioni grafiche portate da Heavy Metal, l'edizione americana di Métal Hurlant.

Così mentre nel nostro Paese, tra il 1980 e il 1981, la Corno iniziava a chiudere le varie testate dedicate ai supereroi, aprendo di fatto una crisi tematica che si sarebbe risolta solo parecchi anni dopo con l'Uomo Ragno della Star Comics, negli Stati Uniti sembrava invece dominare la scena un nuovo slancio creativo e "autoriale": Epic Illustrated, creatura dell'editor Archie Goodwin, propose le sue storie fino al 1986 e, nello stesso periodo, fu creata una vera e propria linea editoriale all'interno della Marvel (la Epic Comics, appunto) che presentava serie e miniserie creator-owned slegate dal tradizionale universo supereroistico, in modo da donare maggiore libertà espressiva agli artisti.

"Il dynamico mondo di Go Nagai" di Fred Patten (1988)

di Andrea Pachetti

La copertina del Mazinger della First Comics
Tra le opere del filone robotico di Go Nagai, una che è sempre stata poco considerata nel nostro Paese (poiché purtroppo mai tradotta) è il Mazinger prodotto per il mercato americano e pubblicato alla fine del 1988 dalla First Comics.

Dal mio punto di vista invece questo fumetto in formato graphic novel riveste una particolare importanza, poiché denota l'attenzione di Nagai verso il mercato occidentale; Nagai in quel caso adattò il suo stile narrativo, l'uso del colore e dell'impostazione della pagina (con predominanza delle singole-doppie splash page) a un gusto molto diverso da quello nipponico.

Conosciuto dalla dirigenza Marvel sin dalla fine degli anni Settanta, Nagai venne poi ospitato sulle pagine di Epic Illustrated, il mensile d'autore della casa editrice americana, nell'giugno del 1983 con una storia breve (Oni) e una galleria di immagini.

Mentre nel 1983 ancora nessun fumetto giapponese era proposto negli Stati Uniti con continuità (i casi come Barefoot Gen erano più unici che rari), la situazione al momento dell'uscita di Mazinger era completamente diversa. Oltre alla stessa First, che aveva già pubblicato una ventina di numeri di Lone Wolf & Cub, un altro editore (La Eclipse) aveva iniziato a proporre periodicamente alcune serie in albi spillati, tra cui possiamo ricordare Kamui, Mai, Area 88, Xenon. Tutte queste serie sono note anche agli appassionati italiani, poiché andarono a formare il primo nucleo di testate proposte dalla Granata Press a partire dal 1990.