"Imputato Goldrake alzatevi!" (1980)

di Andrea Pachetti

(Fonte: Bollettino Salesiano)
Abbiamo affrontato brevemente la questione della censura sui fumetti in un vecchio articolo, nel quale descrivevamo il rapporto conflittuale tra il mondo degli "adulti" e quello dell'infanzia, quando nel contesto sociale si inseriscono nuovi contenuti in cui i fruitori sono principalmente i giovani.

Il fenomeno descritto si è senz'altro riproposto in modo analogo tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta, con l'importazione in Italia di alcune serie di anime giapponesi: in particolare con la cosiddetta invasione robotica, iniziata sul Secondo Canale della Rai il 4 aprile 1978 da Goldrake (UFOロボ·グレンダイザー UFO Robo Gurendaizā), serie conosciuta inizialmente come Atlas Ufo Robot.

Le polemiche coinvolsero molti àmbiti sociali, dalla politica (si veda la lettera al quotidiano La Repubblica del deputato Silverio Corvisieri e la sua presunta interpellanza parlamentare) al mondo della scuola, con le note proteste dei "600 genitori di Imola" che aprirono il dibattito sui quotidiani e i periodici nel nostro Paese.

Non è certo nostra intenzione descrivere l'intero processo mediatico che coinvolse (suo malgrado) l'animazione giapponese di allora: ci sono già buoni testi a riguardo, a cui rimandiamo per una trattazione organica. Si vedano a titolo di esempio il capitolo 3 del libro Ufo Robot Goldrake, di Alessandro Montosi, oppure il capitolo II (Parte II) de Il Drago e la Saetta, di Marco Pellitteri.

Piuttosto, il nostro intento è quello di presentare e commentare un documento ancora inedito in rete, che mostra l'atteggiamento tenuto dalla Chiesa Cattolica (in particolare, dei Salesiani) nei confronti di questo fenomeno.

Riteniamo che questo documento sia davvero interessante, inserito nel suo contesto storico, soprattutto per comprendere tutte le dinamiche in atto in quel periodo: non vuole essere né un atto di accusa, né un motivo per criticare la condotta morale di chicchessia. Vedremo infatti, tra l'altro, come vi sia tutto sommato un certo equilibrio (a differenza di molti casi analoghi) tra atti di accusa e tentativi di difesa.

L'articolo, a firma Ferruccio Voglino, venne pubblicato sul Numero 11 Anno 104 del Bollettino Salesiano, uscito il 1 luglio 1980 ed è qui riproposto integralmente.


Il testo si inserisce in un periodo in cui vi erano già numerosi cartoni animati in programmazione sulle reti Rai e private: la "terza serie" di Goldrake era terminata nel gennaio del 1980 e nello stesso mese era iniziato Mazinga Z (マジンガーZ, Majingā Zetto). Durante il mese di febbraio era comparso anche Gundam (機動戦士ガンダム, Kidō Senshi Gandamu) su Tele Monte Carlo.

Durante la lettura si notano tutte le paure e le proteste tipiche del periodo: si riportano ad esempio i già citati Corvisieri e i genitori di Imola. In particolare si cita Dario Ciani, estensore della lettera di protesta: «Non vogliamo che i nostri figli vengano su tutti uguali, tutti storditi come tanti polli da mangime.»

È interessante notare il dibattito che si svolse nel corso dell'articolo, tra interventi pro e contro.

A difesa della trasmissione di Goldrake e Mazinga intervenne la curatrice Nicoletta Artom:
«I bambini urlano, picchiano, saltano, emettono strani suoni, ma è un divertimento innocuo. Non è violenza. È un modo di scaricarsi, di giocare, del tutto surreale...»
Alla sua voce si unì quella dell'intellettuale Mario Carpitella, allora in Rai:
«Non c'è violenza più astratta e inoffensiva di quella dei robot spaziali. Considero le proteste dei genitori frutto di immaturità pedagogica.»
Certamente gli strali contro i cartoni robotici erano comunque molti. A Carpitella rispose subito Aldo Agazzi, della Cattolica di Milano:
«C'è stato un certo periodo in cui si credeva che uno spettacolo di violenza scaricasse e liberasse; oggi sappiamo tutti che non è così, che anzi avviene il contrario. E c'è di più: la violenza trascina, specie quando è di massa.»
Ad Agazzi si aggiunse anche il commento negativo di Annafranca Converso:
«La suggestione televisiva specialmente a colori si impadronisce in maniera totalmente avvincente dei due principali organi di senso, la vista e l'udito, proprio perché il bambino è più vulnerabile.»
«Il risultato sarà un ragazzo chiuso in se stesso, egocentrico, aggressivo, che parla soltanto con il televisore e non con i coetanei, che imposta i suoi rapporti con gli adulti sulla prepotenza e il capriccio, perché ha imparato la lezione da Goldrake.»
Una critica tranchant che non lascia spazio ad alcuna forma di dibattito e che certo risulta eccessiva. Certamente la Rai aveva una posizione ambigua nel contesto in esame, dovendo necessariamente tenere il piede in due staffe: da una parte presentava alcuni dei cartoni oggetto di critiche, dall'altra tendeva di volta in volta a minimizzarne la portata e quasi contrastarli dall'interno.

Esemplare, in questo caso, l'inserimento di Mazinga Z all'interno del contenitore 3, 2, 1... Contatto, in cui avvenne una sorta di dibattito e concorso (nella sezione "Game") su quale fosse il migliore tra Mazinga e Pinocchio: un dualismo totalmente pretestuoso giocato sul contrasto tra novità e tradizione, ovviamente vòlto a far prevalere la seconda sulla prima. Ritorneremo su questo argomento in un altro approfondimento.

Dino Basilli, l'allora capo Ufficio stampa della Rai minimizzò laconicamente: «Non è un uovo che fa male, ma una frittata di venti uova.»

Legato a Mazinga Z persiste tuttora l'interrogativo sul perché non furono acquistati i restanti episodi della serie e se, soprattutto, furono davvero le proteste a far desistere la Rai. L'articolo si esprime in questo modo a riguardo. Effettivamente le ultime puntate delle 52 acquistate (sulle 92 totali) andarono in onda solo nel settembre del 1980:
«L'ente televisivo italiano (...) anche attento alle proteste dell'opinione pubblica, ha diradato molto gli appuntamenti dei bambini con i robot. In particolare la Rete 1, che aveva in serbo 52 puntate di Mazinga da trasmettere di seguito, ne ha rimandato la seconda parte all'autunno.»
A completamento dell'intervento, inseriamo anche il citato articolo del Radiocorriere TV, scritto da Carlo Bressan, Non si vive di soli robot, nel quale si analizza l'atteggiamento di numerose reti televisive europee in merito alle produzioni per l'infanzia e le alternative agli anime giapponesi.

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