"Il dynamico mondo di Go Nagai" di Fred Patten (1988)

di Andrea Pachetti

La copertina del Mazinger della First Comics
Tra le opere del filone robotico di Go Nagai, una che è sempre stata poco considerata nel nostro Paese (poiché purtroppo mai tradotta) è il Mazinger prodotto per il mercato americano e pubblicato alla fine del 1988 dalla First Comics.

Dal mio punto di vista invece questo fumetto in formato graphic novel riveste una particolare importanza, poiché denota l'attenzione di Nagai verso il mercato occidentale; Nagai in quel caso adattò il suo stile narrativo, l'uso del colore e dell'impostazione della pagina (con predominanza delle singole-doppie splash page) a un gusto molto diverso da quello nipponico.

Conosciuto dalla dirigenza Marvel sin dalla fine degli anni Settanta, Nagai venne poi ospitato sulle pagine di Epic Illustrated, il mensile d'autore della casa editrice americana, nell'giugno del 1983 con una storia breve (Oni) e una galleria di immagini.

Mentre nel 1983 ancora nessun fumetto giapponese era proposto negli Stati Uniti con continuità (i casi come Barefoot Gen erano più unici che rari), la situazione al momento dell'uscita di Mazinger era completamente diversa. Oltre alla stessa First, che aveva già pubblicato una ventina di numeri di Lone Wolf & Cub, un altro editore (La Eclipse) aveva iniziato a proporre periodicamente alcune serie in albi spillati, tra cui possiamo ricordare Kamui, Mai, Area 88, Xenon. Tutte queste serie sono note anche agli appassionati italiani, poiché andarono a formare il primo nucleo di testate proposte dalla Granata Press a partire dal 1990.

Go Nagai nel 1987 al lavoro su Mazinger, fonte

Per meglio comprendere il clima americano di quel periodo, in relazione alle serie giapponesi, ho chiesto all'esperto Fred Patten di poter tradurre e proporre in questa sede l'introduzione che dedicò a Nagai nel volume della First, che rappresenta uno dei primi esempi di analisi critica dell'opera di questo mangaka in Occidente. Il signor Patten è una figura di riferimento nel fandom anime sin dalle sue origini ed è un piacere poterlo ospitare tra queste pagine. Per chi è interessato all'evoluzione dell'industria dei manga negli Stati Uniti, consiglio in particolare la lettura del suo volume Watching Anime, Reading Manga: 25 Years of Essays and Reviews, dove peraltro compare anche questa l'introduzione. Segnalo inoltre, sempre a tema Nagai, un recente articolo di Alessandro Montosi che analizza alcune delle sue opere in riferimento alla cultura e al folklore giapponesi.

Il "dynamico" mondo di Go Nagai

di Frederick Patten

(trad. it. di Andrea Pachetti)

Robot giganti ovunque!

Nelle proiezioni alle fiere del fumetto, nei club dedicati ai cartoni animati, nei network televisivi, le videocassette di animazione giapponese negli ultimi dieci anni hanno cambiato la coscienza dei fan americani. Anche se cartoni come Astroboy, Gigantor ed Eight Man erano arrivati durante gli anni Sessanta allora non li avevamo apprezzati granché e capito la loro vera origine.

In senso orario: Grendizer, Getter Robot Dragon,
Venus Ace e Great Mazinger
Durante la metà degli anni Settanta gli Shogun Warriors, i robot super-eroi importati dal Giappone e commercializzati dalla Mattel, hanno aperto la strada a un'invasione culturale ed economica. Iniziammo a vedere un genere di animazione carico di azione drammatica e tensione emotiva, qualità che notoriamente erano sempre mancate agli show americani "del sabato mattina". Brave Raideen, UFO Dai Apolon, Danguard Ace e Combattler V erano solo alcuni esponenti di quest'orda di conquistatori. Se questi cartoni giapponesi sembravano essere dominati dai robot giganti è perché il Giappone si trovava effettivamente in mezzo a una vera propria rivoluzione televisiva.

Un concetto semplice ed elettrizzante aveva infatti dato forza e cambiato completamente l'industria dell'animazione giapponese nel 1972. Mazinger Z non era semplicemente una macchina controllata da un radiocomando, ma un colosso metallico pilotato dal giovane Koji Kabuto, situato all'interno della testa del robot. La singolare simbiosi uomo/macchina era stata poi elaborata in un seguito, Great Mazinger. Questi cavalieri d'acciaio incontravano, e poi sconfiggevano, degli avversari altrettanto titanici: una serie di mostri e robot, assieme ai loro innumerevoli ibridi. Con i loro elmi da samurai e le spade scintillanti, i robot di Mazinger presentavano un'originale sintesi tra l'immaginario antico e quello moderno. Seguirono poi altre serie che presentarono alcuni innovativi concetti fantascientifici: Getter Robot, il primo robot trasformabile, UFO Robot Grendizer, Gloizer X, e poi Jeeg, un robot magnetico. L'artista-inventore responsabile di tutte queste creazioni era il prodigioso Go Nagai.

Ma non tutta la nuova ondata di cartoni animati era basata sui robot giganti. C'erano alcuni anime che sembravano incredibili agli occhi dei fan americani.

Devilman era un incrocio tra le commedie televisive di mostri, come la Famiglia Addams e i Munsters, e i sofisticati thriller dell'occulto tipo L'Esorcista e Omen. Devilman mostrava un teenager il cui corpo era posseduto da un demone che si era ribellato a Satana. In ogni episodio un nuovo demone disgustoso tentava di distruggere la scuola, per poi essere sconfitto da Devilman. Gli insegnanti e gli studenti venivano brutalmente fatti a pezzi - oppure erano così terrorizzati da farsela addosso nei pantaloni.

Devilman
Un'altra stranissima commedia a tema supereroistico era Cutey Honey, una sexy-androide che combatteva contro la Gang di Panther Claw, una mostruosa "mafia spaziale" femminile che voleva uccidere tutte le donne della Terra e rapire gli uomini. L'identità segreta di Cutey Honey, studentessa in una scuola cattolica, era continuamente messa a repentaglio dalle avances notturne delle insegnanti omosessuali. I suoi giovani assistenti maschi erano più sdolcinati che utili nelle situazioni più tese. Durante il cambio di costume Honey rimaneva nuda per un attimo, facendo la felicità del pubblico televisivo maschile in adorazione.

I manga originali su cui venivano basate queste serie TV erano molto più cruenti e sessualmente espliciti rispetto ai cartoni; erano tra i manga più famosi e popolari del decennio. Go Nagai si trovava dunque in prima linea nel movimento che stava scuotendo l'industria del fumetto giapponese fino alle sue radici. I tradizionali fumetti per bambini iniziavano a essere sostituiti con un genere molto più violento e forte.

Go Nagai è nato il 6 settembre del 1945, quattro giorni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale: è dunque cresciuto insieme alla moderna industria giapponese dei manga. Da giovanissimo scarabocchiava i suoi fumetti amatoriali e imparò a disegnare da solo. All'età di vent'anni venne assunto come assistente di Shotaro Ishimori, appartenente alla prima ondata di giovani disegnatori ispirati dal "Dio dei manga" Osamu Tezuka e poi divenuto uno dei principali autori di manga con la sua serie Cyborg 009. Nagai ha lavorato come assistente di Ishimori per un paio d'anni, per poi mettersi a lavorare per conto proprio.

Energico, prolifico e appassionato, Nagai ha subito avuto un successo esplosivo nell'industria dei manga. Il suo primo lavoro pubblicato è stata una storia breve umoristica su rivista, nel novembre del 1967. Già nel 1968 aveva pubblicato 23 titoli, contando le storie singole e le serie, su circa dodici riviste diverse. La sua prima serie raccolta in volume è stata Kinta, The Young Pack Boy, che parlava delle bravate di un giovane addestratore di cavalli in una carovana del Giappone feudale.

La prima splash page del Mazinger della First
Kinta e molti altri suoi lavori erano fumetti tradizionali per bambini, ma Nagai non si limitò a questi contesti convenzionali. Si unì a un nuovo movimento di artisti che cercavano di espandere i manga in nuove direzioni, per poi divenirne immediatamente uno dei leader. Questa realtà era abbastanza simile a quanto accaduto negli Stati Uniti per quanto riguarda il movimento dei comix underground, più o meno nello stesso periodo. Ma mentre gli artisti dei comix americani avevano creato una mini-industria alternativa per sé e i propri lettori, Nagai e i suoi colleghi giapponesi presentavano i loro lavori sulle stesse riviste che pubblicavano le classiche storie per ragazzi.

Già nel 1959 l'industria giapponese dei manga aveva iniziato a sviluppare racconti per lettori ormai troppo maturi per i fumetti per bambini. Anche se negli anni Sessanta molti manga erano stati coraggiosi e innovativi nell'affrontare dei temi adulti, erano comunque ispirati a fatti legati al quotidiano: thriller criminali, drammi storici, storie romantiche, commedie familiari. I temi fantastici erano ancora considerati adatti solo a un pubblico infantile.

Nagai e i suoi compagni ribelli invece furono i pionieri di storie comiche e oltraggiose a sfondo fantastico che volevano stupire e attirare il pubblico degli adolescenti e dei giovani adulti. (Si veda a questo proposito l'eccellente studio di Frederik Schodt Manga! Manga! The World of Japanese Comics [Kodansha, 1983] per una descrizione degli altri artisti appartenenti a questo movimento.) Nagai divenne famoso per Harenchi Gakuen (Scuola senza pudore), una serie settimanale che iniziò il 25 luglio del 1968 sulla rivista Shonen Jump. Si trattava di un'assurda commedia su una "tipica" scuola superiore, in cui gli studenti e gli insegnanti erano in competizione tra loro per inventarsi sempre nuovi metodi per vedere le ragazze nude. E le ragazze, dal canto loro, incoraggiavano i ragazzi in ogni modo. C'erano quindi classi dedicate alle orge e ai festini alcoolici, mentre chiunque volesse tentare di studiare davvero veniva preso in giro e trattato da sciocco. La scuola senza pudore fu un successo immediato, nonostante le associazioni genitori-insegnanti (PTA) e i gruppi di censori ne chiedessero la cancellazione. O forse diventò un successo proprio grazie a loro. Quando Nagai alla fine decise di chiudere la serie dopo quattro anni, rese omaggio ai suoi detrattori demolendo completamente la scuola nello scontro finale tra gli studenti e un commando della PTA.

Una tavola del Mazinger della First
Ma Nagai si era già spostato su cose più spettacolari. Nel 1970 fondò assieme ai suoi fratelli uno studio, la Dynamic Productions, per produrre manga e idee per delle serie televisive. I fratelli di Nagai si occupavano della parte amministrativa e commerciale, lasciando a Go completa libertà nella parte creativa e nella supervisione del suo team di assistenti. Il loro primo obiettivo fu il campo dell'animazione televisiva o, per meglio dire, l'industria degli anime.

L'espansione di Nagai verso il settore degli anime fu rilevante quanto la sua apparizione sulla scena dei manga, pochi anni prima. Le proposte iniziali dello studio furono infatti accettate dalla Toei Animation Company, il più importante produttore di cartoni animati del Giappone per la TV e il cinema. Tra il 1970 e il 1972 Toei sviluppò così i vari episodi della serie, mentre Nagai da parte sua disegnò il manga per costruire un fandom tra il pubblico.

Dato che le serie TV erano prodotte dallo studio di animazione e non direttamente da Nagai, lui era libero di sviluppare ancora più idee e disegnare i propri manga, che da quel momento vennero firmati come "Go Nagai e Dynamic Productions". Alla fine degli anni Settanta aveva disegnato più di cento titoli, molti dei quali erano delle serie lunghe. Sembrava quasi che Go Nagai stesse per travolgere e conquistare l'intera industria giapponese dei fumetti e dell'animazione.

Le serie TV di Nagai furono popolari soprattutto in Italia e Francia, sebbene avessero ricevuto anche in questo caso le critiche feroci di gruppi di cittadini, a causa della violenza estrema presente. Nel 1978 la versione francese di UFO Robot Grendizer (intitolata Goldorak) fece notizia nel mondo intero poiché per diverse settimane ottenne il 100% degli ascolti televisivi: questo significava che durante quella mezz'ora tutti gli spettatori francesi non guardavano nient'altro che Grendizer. (La notizia era comunque viziata dal fatto che la Francia allora aveva solo due canali televisivi nazionali, e sull'altro canale alla stessa ora c'erano delle analisi di notizie economiche).

La creazione di Mazinger Z
Durante gli anni Ottanta Nagai e la Dynamic Productions hanno poi diversificato le loro attività, includendo anche la puppet animation per bambini. Questi impegni hanno ridotto il tempo per disegnare, ma nonostante questo Nagai è ancora molto attivo. Nel 1984 la nostalgia per Mazinger Z ha portato a un nuovo manga e una serie anime, God Mazinger. Adesso è coinvolto nello sviluppo di animazioni per il nuovo mercato degli OAV (original animation video): uno di questi progetti è un remake fedele di Devilman.

L'adattamento televisivo di Devilman fatto da Toei poteva sembrare molto esplicito nel 1972, ma era comunque molto edulcorato rispetto al manga, ed è considerato senz'altro leggero se si osservano gli standard attuali. La nuova serie in cinque parti intende invece dar vita a Devilman come concepito in origine da Nagai. Un prodotto completamente nuovo è invece Fandora, una commedia avventurosa a sfondo erotico con protagonista una giovanissima cacciatrice di taglie interstellare.

Go Nagai, alla soglia dei quarant'anni, è ancora uno dei più importanti creatori di fumetti della realtà giapponese. Ha iniziato la sua carriera disegnando manga umoristici per bambini e ha sempre prodotto una vasta gamma di fumetti e idee per cartoni animati. Una delle sue creazioni televisive meno note è la tenera Chicle, The Young Witch, interessante perché appare nei titoli di coda anche il Titti della Warner Bros. Ma ciò a cui Nagai tiene di più è la sua reputazione come creatore di storie di sesso e violenza.

Una recente serie manga è Violence Jack, ambientata in un brutale mondo post-atomico. Sono stati pubblicati anche due volumi di illustrazioni: uno è intitolato "Go Nagai and His Wild World of Violence", mentre l'altro dedicato alle sue serie fantasy-horror è "The Psychic World of Go Nagai".

In ogni caso "violenza" è una definizione errata, poiché il reale interesse di Nagai è la pura forza, sia fisica che emotiva. I suoi personaggi tendono a essere rappresentati in modo imponente, con muscoli possenti e irradianti energia visibile; le loro passioni e il loro odio trascendono il tempo. I suoi robot e i suoi mostri sono titanici e bizzarri. Anche gli eroi robot ispirano una certa soggezione e riverenza, piuttosto che sensazioni di rilassatezza. I suoi eroi non si riposano mai; si sentono sempre responsabili del destino del mondo intero.

Questa sorta di dinamismo grafico ha reso i fumetti di Go Nagai interessanti anche per gli statunitensi, sebbene non riuscissero a leggere le storie in giapponese.

Fino a oggi l'unica apparizione dei fumetti di Nagai nelle testate americane è stata sul numero di giugno 1983 di Epic Illustrated. Ma gli esperti americani si sono procurati i manga originali per conto proprio da molto tempo. Nel 1982 il primo numero della serie satirica Cutey Bunny di Joshua Quagmire affermava: «A proposito, il nome Cutey Bunny è un gioco di parole abbastanza ovvio. Ma è ovvio solo se siete dei fan dei fumetti giapponesi». E il terzo numero di Tailgunner Jo, realizzato da Peter Gillis e Tom Artis, mostrava un gigantesco veicolo stradale il cui nome era appunto "Go Nagai".

Gli autori americani di fumetti conoscono quindi da tempo le opere di Nagai. Ora, con la pubblicazione di questo nuovo Mazinger creato apposta per il pubblico statunitense, possiamo finalmente conoscerlo tutti.

2 commenti:

  1. Grazie per aver reso disponibile in italiano l'introduzione di Fred Patten al "Mazinger" americano. E' un testo molto importante.

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    1. Grazie Alessandro, sia per il commento che per il link presente sul tuo articolo relativo a Nagai. Un saluto.

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