Barefoot Gen di Keiji Nakazawa e il mondo "post-atomico" giapponese

di Andrea Pachetti

Molti commentatori, nel corso degli anni, hanno sottolineato quanto l'immaginario giapponese sia stato suggestionato e condizionato dai bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki dell'agosto 1945, che posero fine alla Seconda guerra mondiale: dalla creazione di Gojira (Godzilla) agli infiniti "funghi" nucleari posti a corollario di ogni scoppio o esplosione negli anime.

Se il personaggio di Tetsuwan Atomu (Astro Boy) di Osamu Tezuka permetteva all'autore di indagare sulle discriminazioni e i pregiudizi introducendo un mondo popolato da umani e robot, senz'altro Atom aveva anche lo scopo di fornire una visione positiva degli impieghi dell'energia atomica, esorcizzando in parte il passato: peraltro, questo aspetto era riaffiorato in anni recenti in seguito alle polemiche riguardanti l'incidente di Fukushima.

A tali questioni aveva risposto Rumiko Tezuka, figlia del grande mangaka, affermando che Astro Boy semplicemente «rifletteva la società degli anni Cinquanta, quando l'energia atomica era una novità e si riteneva che il suo uso potesse rendere le persone felici».

Oltre ai fatti riguardanti Hiroshima e Nagasaki, è opportuno ricordare anche altri eventi meno noti ma altrettanto traumatici che scossero il Giappone: su tutti, la tragedia della Lucky Dragon 5 (Daigo Fukuryū Maru, 第五福竜丸), il peschereccio giapponese che venne investito dal fallout radioattivo successivo a uno dei test nucleari americani presso l'atollo di Bikini, il 1 marzo del 1954. In particolare, il popolo giapponese seguì con apprensione la sorte del marconista Aikichi Kuboyama, purtroppo poi deceduto il 23 settembre dello stesso anno.

(fonte: La Stampa)

Di tutte le opere che si sono occupate della tragedia di Hiroshima, senz'altro una delle più toccanti è Hadashi no Gen (はだしのゲン, letteralmente "Gen a piedi nudi, senza scarpe") di Keiji Nakazawa: manga prodotto dal 1973 al 1985, a cui sono stati dedicati tre film dal vivo (di Tengo Yamada) e due lungometraggi anime.

L'opera è interessante per molti aspetti: sia per i suoi validi contenuti, ma anche per essere stato uno dei primissimi manga a essere adattati in lingua inglese; lo sforzo fu compiuto dal Project Gen, un gruppo di pacificisti giapponesi che iniziò a lavorare alle traduzioni estere (inglese, ma anche tedesca e francese) di Barefoot Gen sin dal 1976, al fine di sensibilizzare e informare il maggior numero possibile di lettori.

Negli Stati Uniti si interessò della questione Leonard Rifas, un editore indipendente già sensibile alle tematiche ambientaliste, che per esempio aveva editato titoli underground come All-atomic comics. Uscirono quindi nel 1980 sotto il marchio EduComics di Rifas un paio di comic book con le prime tavole di Hadashi no Gen oltre alla traduzione (1982) del primo manga di Nakazawa dedicato alla tragedia personale vissuta nella città natale di Hiroshima, un one-shot chiamato in inglese I saw it (in giapponese Ore wa Mita, おれは見た). Ai primi due volumi cartonati stampati da Rifas seguì poi un'edizione completa ad opera della Last Gasp, sempre con la traduzione del Project Gen.


Già le prime edizioni del 1980 vennero accolte positivamente dai critici: per esempio la scrittrice Cat Yronwode approvò questa iniziativa editoriale dalle pagine della rivista Comics Feature, segnalando tra l'altro le difficoltà insite in un adattamento del genere, in special modo nel «ridisegnare tutti i balloon per armonizzarsi maggiormente con la scrittura inglese (orizzontale) invece che giapponese (verticale)»[1]. In questo primo adattamento vennero aggiunti da Rifas stesso dei retini, in modo da dare al fumetto un aspetto maggiormente tridimensionale e più "americano", per usare le parole della Yronwode.

(fonte: Radiocorriere TV)
Parlando dell'Italia, invece, abbiamo dovuto attendere il 2015 per leggere l'opera completa di Nakazawa: un edizione in tre volumi è prevista per 001 Edizioni, con il primo già uscito. In passato un tentativo (parziale) era partito da Panini Comics, tra il 1999 e il 2001.

Nonostante ciò, i telespettatori italiani avevano potuto conoscere indirettamente sin dal 1982 la toccante storia di Gen e del suo creatore, attraverso i primi due film dal vivo cui accennavamo all'inizio, opere del regista Tengo Yamada.

Furono presentati nel pomeriggio della Prima Rete Rai ogni mercoledì e giovedì alle 17:30; per otto settimane, dal 10 marzo al 1 aprile, vennero divisi in otto "puntate" con il titolo complessivo di Gen senza scarpe. Questo fu il commento di Carlo Bressan sul Radiocorriere TV:

«(...) lo scrittore e giornalista Keiji Nakazawa ha voluto raccontare ai ragazzi, in un libro dal titolo Hadashi No Gen (Gen senza scarpe, pubblicato dall'editore Chobunsha), il dramma di Hiroshima attraverso le vicende di un bambino di nove anni e di altri suoi coetanei (...) Il narratore Nakazawa descrive con vivacità, non priva di una vena di sincera, sentita commozione, la vita e le avventure di Gen e di altri ragazzi orfani della bomba atomica (...) Il libro Hadashi No Gen ha suscitato molto interesse nei lettori giapponesi, ha avuto buona critica ed è stato classificato tra le migliori opere di letteratura giovanile degli ultimi tempi»[2].

Se invece del generico termine "libro" fosse stata citata esplicitamente l'origine fumettistica dell'opera, magari l'accettazione di questo mezzo di comunicazione come fatto culturale avrebbe avuto dei ritmi più rapidi anche nel nostro Paese, chissà. I film di Gen vennero replicati nel 1984 (sabato 9 e 16 giugno), per poi perdersi definitivamente nei meandri della storia televisiva.

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[1] Cat Yronwode, «Gen of Hiroshima review.» Comics Feature Vol. 1 no. 2 (May 1980): 30-31, 60

[2] Carlo Bressan, «Il giapponesino che esorcizzò la bomba atomica.» Radiocorriere TV, anno LIX n. 10/11 (14-20 marzo 1982): 144-145

2 commenti:

  1. Interessantissimo!
    Spero approfondirai con altri articoli perché l'argomento è davvero interessante.
    Complimenti, quelli sempre :)
    Orlando

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    1. Grazie, Orlando! L'idea per le prossime settimane (che poi ci riesca davvero è un altro paio di maniche) sarebbe quella di approfondire i primi manga tradotti in territorio americano, quelli cioè che hanno posto le basi per l'affermazione in Italia della Granata Press e l'esplosione del fenomeno anche qui da noi.

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