14 marzo 2012

Riflessione sul senso e le aberrazioni del cosiddetto "fantasy"

di Andrea Pachetti

La pubblicazione di nuovi racconti legati al Ciclo della Terra Morente su Urania mi fornisce l'ennesima occasione per riflettere sul senso dell'attuale narrativa fantasy, riferendomi nuovamente a Vance e alle opere classiche in genere. Come ho già avuto modo di affermare in passato, quando sono triste di solito leggo qualche passo di un romanzo di Jack Vance. Spesso càpita che da un paragrafo finisca per terminare l'intero capitolo, poi il libro stesso. Ciò per dire che Vance nei suoi romanzi più ispirati appare ai miei occhi come uno dei più grandi narratori del Novecento, sebbene io tenda a lasciare questo genere di giudizi a critici più talentuosi del sottoscritto.

Il punto della questione è che, come diverse persone che conosco (e magari anche molti di coloro che leggono il blog per caso), la mia vita è stata intrecciata a doppio filo col cosiddetto genere fantasy, sia nella sua forma primaria e puramente narrativa, sia nelle forme derivate che vanno dai giochi di ruolo ai videogame.

Ho avuto la fortuna di entrare in contatto in giovane età con alcuni dei romanzi che molti cultori ritengono capisaldi del genere, La Storia Infinita e Il Signore degli Anelli: personalmente faccio una gran fatica a considerare tali libri parte effettiva del "genere" fantasy, per motivi che esporrò tra poco e che spero risulteranno sufficientemente convincenti.

14 agosto 2011

Homer & Langley, la follia che conduce al dominio degli oggetti

di Andrea Pachetti

È possibile giungere al romanzo di E.L. Doctorow partendo da molti luoghi, che necessitano talvolta di percorsi tortuosi e obliqui: si può analizzare per esempio il Sistema degli oggetti di Baudrillard, uno dei testi di riferimento dell'argomento, per poi arrivare alle estreme aberrazioni, proprie di un approccio alla realtà oggettiva completamente errato. Esiste davvero un mondo in cui sono gli oggetti a possedere le persone e non viceversa?

Doctorow situa il suo romanzo storico nel novecento americano, sfruttando (con molte licenze) la reale storia dei fratelli Collyer di New York per costruire un affresco globale della società in evoluzione: i suoi rapporti con la musica, le controculture, la guerra, il razzismo e la tecnologia. L'autore si serve quindi dell'estrema fascinazione suscitata da due personaggi davvero borderline, al fine di fornire uno sguardo inedito verso eventi storici più o meno noti, oltre a indagare nella psicologia immaginaria dei due protagonisti e nelle loro reciproche interazioni.

31 luglio 2011

Alcune variazioni nello spettro ludo-cromatico delle avventure interattive

di Andrea Pachetti

L'analisi del concetto di colore è senz'altro una complicata materia interdisciplinare, che può attraversare ogni settore del sapere: dagli àmbiti più scientifici e rigorosi (l'antropologia culturale e la filosofia metafisica) a concetti più pragmatici e quotidiani (psicologia comportamentale, marketing, pubblicità), fino a giungere alle risibili pseudo-scienze di confine.

Una seria trattazione del tema ovviamente esula dagli intenti di un breve post[1] da blog: sarà sufficiente poter utilizzare come premessa un dualismo di base, secondo il quale il colore è da ritenersi certo una pura percezione visiva, percezione che però va considerata come un semplice elemento, inserito in un processo più ampio di sollecitazioni simbolico-sensoriali capaci di coinvolgere molti altri fattori, posti su vari livelli di conoscenza.

Il colore è strettamente legato alle suggestioni offerte da ogni forma di produzione artistica e visiva; in questo senso, anche i videogiochi fanno parte del rapporto comunicativo che sussiste tra l'oggetto e l'osservatore, che in questo caso specifico cessa di essere il semplice fruitore passivo dell'opera, per diventarne uno degli attori protagonisti.

24 luglio 2011

Conan il barbaro, dalla Marvel alla Dark Horse

di Andrea Pachetti

Conan, la più importante creazione di Robert E. Howard, in questi ultimi anni sembra vivere una seconda giovinezza: da una parte il buon successo delle collane americane proposte dalla Dark Horse, dall'altra il nuovo film in arrivo. Potrebbe dunque riproporsi (in parte) un processo analogo a quello che portò un oscuro personaggio di nicchia ai grandi risultati editoriali dei libri tascabili Lancer, per poi espandersi nell'universo fumettistico della Marvel Comics e culminare nell'apoteosi visiva della pellicola di John Milius.

Il Conan a fumetti ha davvero una storia lunga e articolata: mentre Panini Comics ha annunciato in questo periodo una serie di ristampe relative al personaggio, una delle occasioni più recenti per ammirare le storie anni Settanta rimane la cinquantesima uscita della collana da edicola Supereroi - Le Grandi Saghe, del 2010.

Questo volume presenta i primi nove numeri dell'ormai epica run di Roy Thomas e di un giovane Barry Smith, che resero grande l'archetipo barbarico dei pulp magazine anche in Marvel: sebbene l'iconografia definitiva diverrà poi quella proposta da John Buscema, l'interpretazione di Windsor-Smith rimane una di quelle maggiormente vicine e coerenti al canone originario del bardo di Cross Plains.

21 luglio 2011

La fortezza di Farnham, di Robert A. Heinlein

di Andrea Pachetti

La presentazione nel 2009 de La fortezza di Farnham nella collana Urania Collezione è stata davvero un piccolo miracolo editoriale: veder pubblicato finalmente in edizione integrale[1] questo romanzo in Italia, seppure in un'uscita periodica quale è Urania, è un'esperienza che gratifica e quasi commuove.

Nell'edizione più recente il titolo è stato tradotto come La fortezza di Farnham, per porre l'accento sulla costruzione del bunker; un titolo senz'altro migliore del precedente Storia di Farnham.

In ogni caso è interessante far notare che l'originale Farnham freehold (la "proprietà" di F.) presenta più chiavi di lettura poiché, oltre al senso letterale relativo ai possedimenti del carismatico protagonista, denota mediante la presenza della radice free quanto il dualismo libertà-schiavitù sia presente trasversalmente come concetto di base, nella stesura di tutta l'opera.